Legge Delega al Governo in materia di Disabilità, intervento in Senato del senatore Augussori

Roma, 20 dicembre: il senatore Luigi Augussori è intervenuto oggi in Senato nella discussione della Legge di Delega al Governo in materia di Disabilità. L’intervento è stato l’occasione per fare il punto su quanto fatto fino ad oggi dalla Lega con il Ministro per la Disabilità Erika Stefani e per parlare dei “lavoratori fragili”.

VIDEO DELL’INTERVENTO

RESOCONTO STENOGRAFICO:

AUGUSSORI (L-SP-PSd’Az). Signor Presidente, colleghi, con l’approvazione della legge delega in esame, il Senato dà il via libera oggi a un epocale intervento, atteso da tanti e troppi anni, di riforma generale del mondo delle disabilità. L’attuazione dei decreti previsti da questa legge delega porterà innumerevoli vantaggi, innanzitutto in termini di semplificazione. Vi sarà un soggetto unico che eviterà al disabile di attraversare l’attuale giungla burocratica tra valutazioni ed esami di vari enti e soggetti che spesso si duplicano, si sovrappongono e che generano rimpalli di competenze che paiono fatti apposta per far desistere chi, invece, dovrebbe semplicemente vedere riconosciuto un proprio diritto. Ciò significa anche avere la possibilità di pieno accesso ai servizi, alle prestazioni e alle agevolazioni finanziarie che permettono una maggiore autonomia e indipendenza, percorsi personalizzati per consentire una reale inclusione che deve passare, ove possibile, dal pieno inserimento nel mondo del lavoro, che non deve essere una misura para-assistenziale, ma lo strumento per raggiungere la piena dignità dell’individuo, facendolo sentire parte attiva della società. Anche l’approccio dell’abitare dovrà essere completamente rivisto per permettere, tramite soluzioni ad hoc, la più ampia autosufficienza possibile. È un progetto ampio e ambizioso, ma è un percorso che dobbiamo iniziare a intraprendere, anche se consapevoli che il traguardo non sarà nell’immediato futuro: dobbiamo avere noi oggi la lungimiranza di colui che semina la pianta di datteri, sapendo che chi ne raccoglierà il frutto verrà dopo di lui. Tutto questo avviene sotto la forte spinta di questo Governo che, mai come altri, sta prestando attenzione alla dura realtà di questa categoria, grazie unicamente – ciò va riconosciuto e sottolineato con orgoglio – alla forte richiesta della Lega di istituire un Ministero ad hoc che potesse coordinare in maniera trasversale le politiche in materia e, soprattutto, grazie allo spessore e all’esperienza del ministro Erika Stefani, che in dieci mesi è stata in grado di mettere a terra così tanti provvedimenti come non se ne erano mai visti negli ultimi dieci anni. (Applausi). È a lei che, tramite il convinto applauso del Gruppo Lega, va il ringraziamento da parte di tutti i disabili. Sono stati tanti i risultati già ottenuti ed è giusto ricordarli: l’incremento del fondo per la non autosufficienza, il fondo per l’inclusione, il riconoscimento della lingua dei segni italiana e della lingua dei segni tattile, la disability card, le maggiorazioni all’assegno unico universale per chi ha figli disabili, il ripristino degli assegni di invalidità a seguito della decisione di INPS che tagliava le pensioni agli invalidi parziali occupati. Anche nella legge di bilancio in approvazione ci saranno importanti interventi voluti dal Gruppo Lega per l’autismo, per i sordomuti, per l’Unione italiana dei cechi, nonché ulteriori fondi a disposizione del Ministero guidato dalla senatrice Stefani. Anche in occasione dell’emergenza Covid c’è stato un grande sforzo da parte del Ministro per prestare attenzione agli ultimi: ricordo la priorità vaccinale per le persone con disabilità, per i loro familiari caregiver, la possibilità per gli assistenti e gli accompagnatori di pazienti con disabilità di prestare loro sostegno in pronto soccorso e in ospedale, la didattica in presenza per gli alunni con disabilità anche in zona rossa, la distribuzione mascherine trasparenti per le persone con disabilità uditiva, l’istituzione di un fondo ad hoc per garantire tamponi gratis per i cosiddetti fragili che non possono vaccinarsi. Lodevole anche il continuo sforzo in favore dei lavoratori fragili e dei lavoratori temporaneamente inidonei, anche se in questo caso dobbiamo registrare incomprensibili resistenze da parte dell’INPS e di altri Ministeri. Ancora oggi, nel pieno della quarta andata dell’epidemia, registriamo che le tutele necessarie non vengono assicurate con automatismo, ma vengono ancora una volta negate nei decreti e rimandate a un eventuale correttivo in fase di conversione parlamentare. Mi riferisco, nello specifico, all’esenzione dal lavoro e all’assenza equiparata al ricovero ospedaliero, senza incidenza sul compenso, che permette a chi non può lavorare in smart working di anteporre la salute all’attività lavorativa. Pagare l’indennità di malattia costa, ma se il Ministero dell’economia e finanze trova i fondi per ristorare chi rischia di fallire, li deve trovare anche per chi rischia di morire. (Applausi). Mi avvio alla conclusione, Presidente. Deve, inoltre, essere detto all’INPS, con la chiara norma di legge, che, anche se raggiunto il limite del massimo indennizzabile contrattualmente previsto, l’indennità di malattia deve continuare ad essere erogata a chi, per decisione del medico, non può lavorare. In sede di discussione del disegno di legge di bilancio è possibile che venga accolto un emendamento del Gruppo Lega che prevede almeno un mese aggiuntivo e questo è importante, perché definisce il principio: che quel limite non è un dogma insuperabile. Ma ciò non basta. È inaccettabile che il Governo dica ai lavoratori fragili di stare a casa per tutelarsi dal Covid-19, ma di morire di fame perché non sarà dato loro un euro. Concludo richiamando Voltaire, il quale diceva: «Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando le sue prigioni». Ebbene, non c’è peggior prigione, ossia limitazione di libertà, di quella che affronta il disabile che vi si trova soggetto, non per una propria colpa, ma per scelta del destino. È a loro che dobbiamo guardare ogni giorno, se vogliamo continuare a definirci un Paese civile. (Applausi).