Dl elezioni, Augussori (Lega): assurdo votare a elezioni finite, nostro ok solo per dovere istituzionale

Roma, 29 giugno: “È surreale che oggi il Senato sia chiamato ad esprimersi su un decreto che tratta cose già accadute come le attuali elezioni amministrative, visto che sono terminati perfino i ballottaggi. Il voto della Lega sarà favorevole ma per solo dovere istituzionale e per non far decadere gli effetti del provvedimento, che per come è stato trattato svilisce il ruolo del Parlamento. Ancora una volta il ministro Lamorgese si dimostra assente non solo nel merito e nel metodo ma anche oggi in aula, dimostrando disinteresse per un suo provvedimento. Era lecito attendersi la sua presenza oggi e non solo quando è presente il presidente Draghi, così da farsi fotografare al suo fianco. Avremmo chiesto le motivazioni del perché si è deciso di far votare in una singola giornata, una vera e propria scelta politica che non solo ha agevolato l’astensionismo e compromesso i referendum ma pure smentito le indicazioni del governo stesso per limitare la rinuncia al voto. Ci saremmo aspettati anche chiarimenti per le figuracce come la circolare per le mascherine, con conseguenti sprechi di soldi pubblici di acquisto ed invio, e soprattutto per il caos ai seggi come è successo a Palermo. Per questi errori paga sempre pantalone, di certo non Lamorgese e Speranza” così è intervenuto ieri in aula il senatore Augussori.

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RESOCONTO STENOGRAFICO DELL’INTERVENTO

AUGUSSORI (L-SP-PSd’Az): Signor Presidente, interverrò brevemente per dichiarare il voto a nome del Gruppo della Lega, perché siamo – non per la prima volta – di fronte ad una situazione un po’surreale, direi anche imbarazzante. Siamo chiamati oggi a decidere su come fare alcune cose, ma queste cose sono già accadute. Con il decreto che dobbiamo convertire dovremmo decidere come deve essere inserita la scheda nell’urna, quante firme servono per presentare una lista alle elezioni amministrative, come devono essere sanificati i seggi e potrei continuare all’infinito. Sono tutte cose che sono già successe. Questo non può far altro che deprimere ancor di più il ruolo del Parlamento.

Mi si potrà dire che siamo in seconda lettura e che ormai, con il monocameralismo di fatto, la seconda lettura è un passaggio burocratico, ma in realtà anche la prima lettura alla Camera è avvenuta a cose già fatte, dopo la domenica di voto del referendum e del primo turno. Noi addirittura ci troviamo a trattare questo decreto dopo che si sono già svolti anche i ballottaggi e questo non va bene.

Questo non va bene, è grave perché, Presidente, se il Parlamento fosse stato coinvolto, e c’era modo e tempo di farlo dal momento che, come hanno rilevato bene alcuni colleghi prima, il decreto-legge è dei primi giorni di maggio e quindi c’erano addirittura quaranta giorni per poterlo esaminare ed intervenire, avremmo potuto aiutare il Governo ad evitare certe figuracce. Pensiamo ad esempio quella delle mascherine ai seggi. Ricordo brevemente la questione: tre giorni o quattro giorni prima del voto una circolare dei Ministeri dell’interno e della salute sui protocolli sanitari ha previsto le mascherine all’interno delle sezioni di voto. Attenzione, non all’interno dei seggi, degli edifici e delle scuole, ma all’interno delle sezioni vi era mandato ai presidenti di controllare. Un obbrobrio; presumo che molti di voi siano andati a votare qualche volta e ben sappiamo infatti che l’assembramento è fuori, non quando si entra uno alla volta nella sezione di voto. (Applausi). Chi ha scritto questa norma può quindi essere tacciato quantomeno di ignoranza istituzionale. Il bello è che queste mascherine sono state comunque consegnate ai seggi da parte del Governo, sono arrivate alle prefetture, le prefetture le hanno inviate ai Comuni, questi ultimi alle sezioni di voto. Ebbene questo giochetto è costato 6 milioni di euro ai cittadini. Mascherine che poi, all’ultimo, non sono più state necessarie, ma sono state acquistate e distribuite; pensiamo quindi non solo al costo vivo della materia, ma anche a tutto il lavoro che è stato fatto. E chi paga? Paga sempre Pantalone o pagano il ministro Lamorgese e il ministro Speranza? (Applausi).

Vorrei rilevare un’altra questione politicamente molto più grave: la scelta cioè di votare solo nella giornata di domenica. Il Governo, anzi la Presidenza del Consiglio, nei mesi scorsi ha svolto un ottimo lavoro con un comitato di esperti e prodotto il Libro bianco sull’astensionismo dal titolo «Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto». Sono individuate da parte del Governo alcune modalità per favorire la partecipazione e ridurre l’astensionismo. Presidente,sa qual è la prima e più importante? Votare in due giornate. Lo dice il Governo: per ridurre l’astensionismo bisogna votare domenica e lunedì. Cosa fa il ministro Lamorgese? Votiamo solo la domenica. Non è una scelta dettata da altre ragioni, da altre logiche, non so magari evitare i costi degli scrutatori. No, il Governo sa che votare su due giorni riduce l’astensionismo e quindi il Governo o meglio il ministro Lamorgese decide di votare in una giornata sola proprio per agevolare l’astensionismo e ridurre la possibilità di raggiungere il quorum al referendum. (Applausi). Scelta politica, cosa che non mi sarei aspettato da un Ministro che si dichiara tecnico. Ormai però il ministro Lamorgese non ci stupisce per una serie di cose. Giusto per dirne una, dove è? C’è un suo provvedimento in Aula, ma il Ministro non c’è. Seppure degnamente rappresentata dal Sottosegretario, che ringrazio per la collaborazione, la presenza e l’aiuto che ci ha dato in Commissione, mi sarei aspettato però di vedere in questa sede il Ministro e non di vederlo solo quando c’è il presidente Draghi, per essere seduta al suo fianco per le foto. (Applausi).

Mi sarei aspettato dal ministro Lamorgese anche di sentire dalla sua voce qualche spiegazione su quanto accaduto a Palermo; direttamente o indirettamente è una responsabilità del Ministro dell’interno se la macchina elettorale non funziona e a Palermo non ha funzionato. Ci deve spiegare anche per quale motivo, a differenza di quello che magari avrebbero fatto altri suoi colleghi di altri Paesi, ha scelto di non dimettersi per quanto accaduto. Comunque non ci stupisce più nulla. Il ministro Lamorgese fa poco, se non nulla, è ferma, immobile e statica come un semaforo ad un incrocio; luce verde per i clandestini, luce rossa per tutto quello che attiene alla democrazia. (Applausi).

Scusate, la lampadina della luce gialla ultimamente si è fulminata, tanto per alleggerire un po’.(Applausi).

In conclusione, Presidente, noi votiamo a favore di questa fiducia solo per dovere istituzionale e, nel merito, per non far decadere gli effetti del decreto. (Applausi).