Decreto Green Pass: la dichiarazione di voto della Lega

Roma, 24 settembre: nella giornata di ieri il senatore Augussori, nell’aula del Senato, ha effettuato la dichiarazione di voto per il gruppo Lega sul Decreto Green Pass.

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RESOCONTO STENOGRAFICO:

AUGUSSORI (L-SP-PSd’Az). Signor Presidente, Governo, colleghi, ci troviamo in quest’Aula di fatto a ratificare quanto svolto dalla Camera circa la conversione unificata dei decreti-legge green pass 2 e green pass 3. Sono quelle misure che hanno esteso l’obbligatorietà del green pass a nuovi settori, tanto importanti quanto delicati, come la scuola, i luoghi di cura e i trasporti.

Non abbiamo tempo e modo di entrare nel merito. Lo faremo invece sicuramente con l’esame del decreto green pass 4, quello relativo al luogo di lavoro, ma possiamo cogliere questa occasione per fare qualche considerazione.

Innanzitutto, mi preme rilevare come nel dibattito eccessivamente acceso vi sia confusione ed un’errata sovrapposizione tra concetti diversi, quali il vaccino e il green pass, che spesso vengono utilizzati come sinonimi, ma non è così. Questa confusione ha poi ricadute dirette sui cittadini e sulla loro capacità di valutazione, cittadini che avrebbero invece bisogno di informazioni precise, in modo da poter avere risposte ai propri dubbi. Si tratta di dubbi legittimi, se sorti in questo clima, e che vanno in ogni caso rispettati. Abbassiamo i toni e poniamo tutti i nostri sforzi nel cercare di spiegare, di convincere e non di obbligare. (Applausi).

Smettiamola di creare categorie e di contrapporre le persone. Come Lega siamo stati tra i primi a credere nella necessità del vaccino e addirittura a chiedere che il nostro Paese si impegnasse, con una sua politica e una sua strategia, nell’andare a realizzare in casa i vaccini per non dipendere da multinazionali o potenze straniere. Abbiamo ben presente che la scelta della vaccinazione per combattere la pandemia è quella indicata dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale come soluzione principale e prevalente. È la strada scelta dalla nostra comunità e noi come membri di essa, ancor più come suoi rappresentanti, non ci sottraiamo dal sostenerla convintamente.

Ricordo a tutti che la stessa nascita del Governo Draghi, con l’ingresso della Lega, era basata su due grandi pilastri: ripresa economica e piano vaccinale. Se la campagna vaccinale sta funzionando è grazie al pieno impegno dei territori, Comuni e Regioni, sindaci e governatori, ma anche e soprattutto alla coraggiosa scelta politica in cui Matteo Salvini ha creduto: quella di far nascere il Governo Draghi per abbandonare la linea di Arcuri e soci. (Applausi). Quella dei padiglioni a primula, quella delle siringhe sbagliate e delle mascherine fasulle. (Applausi).

Se come Lega poniamo degli interrogativi lo facciamo solo per chiedere che il piano vaccinale venga applicato con buon senso e cautela, ad esempio quando tocchiamo il delicato tema della vaccinazione ai minori. (Applausi).

Torniamo però a parlare di green pass e ricordiamo a cosa serve. Serve a tenere aperte tutte quelle attività, indispensabili o no, che altrimenti una nuova ondata pandemica metterebbe a serio rischio di nuove chiusure, con evidenti ricadute sull’economia e sulla qualità della vita e della socialità di tutti i nostri connazionali. Dico di più: noi vorremmo che permettesse di riaprire anche ciò che è ancora chiuso o accessibile in maniera limitata, come discoteche, palestre, piscine, musei e teatri.

Il green pass non deve essere, però, discriminante, perché in ogni caso non dà certezze: non quella di essere immunizzati, non quella di potersi comportare come se il Covid-19 non ci fosse più, ma solo la certezza di avere una barriera in più alla circolazione del virus se si è vaccinati o guariti; o la certezza di non essere infetti in un preciso istante se ci si è sottoposti a tampone.

Proprio il green pass da tampone non deve essere visto come un fratello povero. Il tampone, considerato sin da subito una delle tre vie per avere il green pass, via equivalente a quella del vaccino, è quindi pienamente lecita, se vi sono dei dubbi e si sceglie di non vaccinarsi; se ci si impegna a dare il proprio contributo alla tutela della salute pubblica tramite il tampone periodico. Lo Stato non deve contrastare questa via, ma, anzi, la dovrebbe sostenere e favorire al pari della via vaccinale. (Applausi).

Rivolgo questa richiesta al Governo: sarebbe utile che, oltre al dato quotidiano della percentuale di vaccinati, venisse diffuso anche quello di chi è in possesso del green pass da guarigione. (Applausi). Il dato totale sarebbe di gran lunga più elevato e l’immunità di gruppo sarebbe praticamente già raggiunta. Verrebbe altresì delimitata e rilevata in forma ridotta la platea chi deve accedere al tampone.

Vediamo con favore, quindi, gli interventi posti in essere per favorire l’accesso ai tamponi. Il prezzo calmierato disponibile in tutte le farmacie, la validità del test salivare molecolare e soprattutto l’estensione della validità da quarantotto a settantadue ore del tampone molecolare, decisa su proposta del Gruppo Lega alla Camera. Sull’ottimo lavoro fatto alla Camera, mi si permetta di aprire una parentesi sul tema dei lavoratori fragili.

È stato ottenuto un risultato davvero importante, relativo alla proroga delle tutele previste dalla normativa emergenziale. È stato sanato il vuoto normativo che aveva lasciato privi di tutele adeguate i lavoratori fragili dal 1° luglio, nonostante la proroga dello stato di emergenza al 31 dicembre 2021. Con l’approvazione degli emendamenti a prima firma dei colleghi deputati Panizzut, Lazzarini e De Martini, che ringrazio, si permette ai lavoratori fragili di svolgere l’attività lavorativa in modalità agile sino al termine dello stato di emergenza, abbandonando quelle orribili proroghe di due mesi in due mesi.

Per coloro che, tra questi lavoratori, non potranno accedere allo smart working viene ripristinata l’equiparazione del periodo di assenza al ricovero ospedaliero, con diritto alla retribuzione e alla conservazione del posto. Si tratta di una norma di civiltà indispensabile per migliaia di persone immunodepresse, con disabilità gravi e con patologie oncologiche, che, in caso di contagio, verrebbero esposte alle più gravi complicazioni dell’infezione; lavoratori che devono essere protetti senza dubbi e senza vincoli di bilancio e che non possono mettere in gioco la loro vita per conservare il posto di lavoro.

Siamo arrivati con ritardo e tutti noi dovremmo chiedere scusa: qualcuno più di altri. Alla fine, però, siamo riusciti a raggiungere questo importante obiettivo. Chiediamo al Governo di non fermarsi qui, ma di estendere la stessa tutela anche ai lavoratori inidonei, quantomeno a chi non è vaccinabile o non ho avuto risposta anticorpale al vaccino.

Il lavoratore inidoneo, non potendo usufruire delle tutele di cui all’articolo 26 del decreto cura Italia, è costretto a stare a casa in malattia ordinaria e, man mano che aumentano i giorni di assenza, subisce tagli allo stipendio fino ad arrivare al rischio di essere licenziato se supera il periodo di comporto previsto dal contratto.

Se lo Stato dichiara l’esistenza dell’emergenza, lo Stato deve tutelare i deboli: tutti, senza se e senza ma e senza, ogni volta, farne una questione di costi economici (Applausi). Il MEF se ne faccia una ragione e trovi i soldi necessari. Lo dico a lei, sottosegretario Sileri, perché so che è sensibile alla questione. Impegniamoci tutti per ottenere questo risultato.

Chiediamo, inoltre, al Governo che si faccia definitiva chiarezza, con una norma interpretativa, che specifichi all’INPS che durante tutta l’assenza giustificata per queste ragioni non debba essere mai decurtata o interrotta l’erogazione dell’indennità di malattia. Su questi due aspetti, posso assicurare che insisteremo anche durante la conversione del decreto green pass sui luoghi di lavoro quando inizierà l’esame qui in Senato.

Insisteremo anche per far sì che vengano accolti dal Governo altre proposte migliorative di buon senso della Lega: la gratuità dei tamponi almeno per alcune categorie quali i minorenni, coloro che sono impossibilitati a eseguire la vaccinazione a causa di patologie certificate e i disabili; il riconoscimento della validità, ai fini del green pass, dei test salivari rapidi, meno invasivi e meno costosi; la proroga delle certificazioni rilasciate ai soggetti guariti; la richiesta di emanazione del green pass anche a seguito di test sierologici per i tanti che hanno avuto il Covid-19 senza essere stati tracciati dal sistema sanitario. Ancora, insisteremo anche su un giusto indennizzo per coloro che sono stati danneggiati dal vaccino.

Chiediamo inoltre che venga eliminato quel limbo in cui sono caduti molti concittadini che, per errori burocratici, disguidi o norme contraddittorie, si trovano ad impazzire per ottenere il green pass. Se lo Stato impone che esso sia uno strumento necessario per lavorare e guadagnarsi il pane e non solo per andare al ristorante o a un concerto, lo Stato non si può permettere di danneggiare ingiustamente nemmeno uno dei suoi cittadini. (Applausi).

Infine chiediamo più informazione e che sia informazione corretta. Se si arriva oggi necessariamente a forzare la mano sul green pass è per via di una comunicazione fallimentare sull’argomento, in campo istituzionale, scientifico e mediatico: troppe notizie discordanti, troppe voci, poca trasparenza nell’informazione. Il Governo dovrebbe far sì che il green pass sia visto dai nostri connazionali come uno strumento utile e di buon senso, superando quelle astruse contraddizioni che si sono create, ad esempio, tra chi va in un ristorante e chi, invece, lavora in un ristorante. Il Governo deve spiegare l’utilità e il valore del sistema vaccinale nell’affrontare la pandemia, superando anche quelle contraddizioni che non arrivano dalla politica, ma che sono venute dal mondo dell’informazione, che ha dato voce a presunti esperti e virologi che hanno detto tutto e il contrario di tutto, creando così smarrimento nei nostri concittadini. Il compito del Parlamento sarà invece quello di mantenere bilanciati i vari diritti e libertà previsti dalla Costituzione: i diritti alla salute, al lavoro e all’educazione devono mantenersi in equilibrio e vi invito a lavorare tutti insieme perché nessun cittadino possa vedere compressa anche una sola delle sue libertà che, anche se non servirebbe a ribadirlo, sono state conquistate nel nostro Paese con tanto sudore, sangue e fatica.

Noi della Lega ci siamo fatti carico di portare in Parlamento quel dibattito vero e profondo, presente nella società e che c’è fuori da queste porte, sulla modalità di applicazione del green pass, evidenziandone gli aspetti positivi e quelli negativi che possono rendere difficile la vita ai cittadini e alle attività economiche. Alla distorta accusa di voler creare problemi al Governo o peggio ancora di voler mettere a rischio la salute degli italiani, per noi rispondono i fatti e i nostri voti nelle sedi ufficiali. Non siamo qui per creare problemi al Governo o alla maggioranza, ma per dare il nostro contributo per farli emergere e per risolverli, impegnandoci ogni giorno con proposte, ordini del giorno ed emendamenti per migliorare i provvedimenti emanati dal Governo. Noi facciamo proposte per la messa in sicurezza e la ripresa del Paese, non siamo al Governo per parlare di aumento delle tasse, del catasto, di ritorno alla legge Fornero, di ius soli, di legge Zan alle o di altre norme ideologiche.

Su questa base il Gruppo della Lega rinnova la piena fiducia al presidente Draghi e al suo Governo. (Applausi).