DDL piccoli Comuni, intervento in aula del senatore Augussori

Roma, 27 maggio: nella giornata di ieri il senatore Augussori è intervenuto in aula al Senato in merito al DDL piccoli Comuni, approvato poco dopo in prima lettura da Palazzo Madama, col quale si riduce il quorum per le elezioni comunali, si escludono da esso gli iscritti all’AIRE e si combatte il fenomeno delle liste fantasma introducendo la raccolta firme per la presentazione delle liste nei Comuni sotto i 1.000 abitanti.

VIDEO DELL’INTERVENTO

RESOCONTO STENOGRAFICO DELL’INTERVENTO

AUGUSSORI (L-SP-PSd’Az). Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare tutte le persone che hanno contribuito e collaborato, in primis la relatrice, il sottosegretario Scalfarotto, tutti i membri della Commissione e del comitato ristretto, senza dimenticare gli uffici della 1a Commissione e gli uffici del Ministero, che hanno dato un contributo importante ed è bene ricordarsi anche di loro e del loro supporto che ha contribuito, insieme a quello di tutti gli altri, all’ottimo esito dell’iter di questo provvedimento.

L’intenzione alla base di questo disegno di legge era quella, come hanno già detto altri colleghi, di dare attenzione ad alcune problematiche dei piccoli Comuni. Si tratta di un settore che spesso viene poco considerato e noi lo facciamo veramente di cuore, perché molti dei senatori del Gruppo della Lega sono anche o sono stati amministratori locali, quindi c’è una spiccata sensibilità per questo aspetto. Per il buon esito di questo provvedimento ha dato sicuramente un contributo anche l’ottimo rapporto di collaborazione che si è creato con la struttura dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) e dell’Associazione dei piccoli Comuni d’Italia (ANPCI).

Questa legge tratta, con due articoli diversi, due problematiche diverse, che apparentemente sono disgiunte tra di loro ma che in realtà si integrano e si sostengono a vicenda, c’è questo interscambio di utilità reciproca tra i due articoli e per questo è necessario che siano presenti nello stesso provvedimento. Il punto di partenza è stato quello di affrontare queste due tematiche specifiche, ma è anche stata la volontà di affrontare quello che sta diventando sempre di più un problema, ovvero la difficoltà di trovare persone disponibili – permettetemi di usare questo termine – a sacrificarsi a volte per ricoprire il ruolo di sindaco nei piccoli Comuni. Le problematiche sono tante, a partire da un’indennità irrisoria fino alle responsabilità penali. Sono molti i temi su cui dovremo necessariamente intervenire, ma tutte queste difficoltà portano ad avere sempre più Comuni – quando va bene – con una lista unica. La lista unica ha però quelle problematiche di raggiungimento del quorum che bene ha spiegato la relatrice.

Quindi il rischio di trovarsi con paesi, cittadine o piccoli Comuni commissariati è sempre più alto, perché, come tutti sappiamo, se l’elezione viene dichiarata nulla il Comune viene commissariato. Quindi l’obiettivo è stato quello di intervenire in questo senso. Abbiamo abbassato la soglia del quorum dal 50 al 40 per cento, cercando di individuare questo 40 per cento non come una cifra buttata a caso, ma come la metà di 80 per cento, che è tutto sommato l’affluenza media reale dell’epoca in cui viviamo. Vengono tolti dal quorum gli elettori residenti all’estero iscritti al registro AIRE. Chiaramente non viene tolto loro il diritto di voto (ci mancherebbe, quello è sacrosanto); tuttavia, se scelgono di non rientrare dall’estero e di non partecipare al voto, non è giusto che la loro assenza incida sul quorum. Faccio presente che in alcuni Comuni si arriva ad avere una percentuale di rappresentanza AIRE superiore al 50 per cento; quindi, anche ipotizzando un pieno sostegno all’unica lista di tutto l’elettorato dei residenti, l’elezione sarebbe comunque nulla. Spesso e volentieri l’unica ancora di salvezza era proprio la seconda lista di supporto, che permettesse di aggirare il raggiungimento del quorum.

Da qui nasce il collegamento con il secondo articolo, che va a cercare di limitare il fenomeno delle liste intruse o farlocche (come le abbiamo definite con un termine che ormai è diventato giuridico). Le avete sentite nominare anche da altri colleghi: sono quelle liste estranee alla comunità e al paese che va al voto e che nascono da svariate ragioni. La prima è quella, per certe categorie, di aver accesso a un periodo di aspettativa pari al periodo della campagna elettorale: ci si regala un mese di ferie gratis, a spese del contribuente, senza avere alcun interesse per la tornata elettorale. La seconda categoria è costituita – come diceva il collega Taricco – da quelle liste che arrivano da fuori, anche da fuori Regione, unicamente monitorando dove vi è una seconda lista, perché anche con pochissimi voti si riesce a essere eletti consiglieri comunali e quindi a godere dei permessi retribuiti per assenza dal lavoro e di benefit vari. Questo genera per questi piccoli Comuni, a volte dei micro Comuni, dei costi che diventano insostenibili. Il bilancio comunale, nella sua parte agibile, va tutto a coprire le spese che vengono generate da queste liste farlocche.

Vi è poi una terza ragione, che è quella di una visibilità politica di alcune liste, magari anche di alcune aree estremiste (non faccio distinzione tra destra e sinistra), che, pur di avere qualche eletto, vanno a candidarsi e a presentarsi in paesini di montagna, per poi da lì agire politicamente. Chiaramente questo snatura e mette in seria difficoltà il buon vivere di queste comunità ed è sicuramente una cosa che con questa norma dobbiamo cercare di evitare, perché l’obiettivo primo deve essere quello di salvaguardare le comunità. Da ciò è derivata la scelta di inserire l’obbligo di presentare le firme dei sottoscrittori a sostegno delle liste anche nei Comuni sotto i mille abitanti, che ne erano privi, unicamente perché serva a dimostrare che quella lista abbia un legame e una fiducia con i residenti.

Non aggiungo altro. Ovviamente, come si diceva prima, auspichiamo tutti che questa sera, in questo ramo del Parlamento, il disegno di legge venga approvato. Auspichiamo che ci sia una rapida seconda lettura, in modo da poter applicare la legge già nelle elezioni del prossimo autunno. Siamo consapevoli, per quanto ci riguarda, di aver svolto il nostro lavoro. Continueremo a farlo e continueremo a dare attenzione ai piccoli Comuni, soprattutto a quei 5.000 piccoli Comuni che sono l’ossatura del nostro Paese e che sono il front desk della pubblica amministrazione. Quando un cittadino ha un problema, nella stragrande maggioranza dei casi l’interlocutore diretto è il sindaco. Questo disegno di legge è anche un modo per dire grazie a tutti i sindaci per il lavoro che fanno e per la dedizione che ci mettono. Grazie, sindaci. (Applausi).