Comitato Immigrazione OSCEPA, Augussori alla riunione di insediamento

Roma, 25 settembre: nel pomeriggio di ieri il senatore Augussori ha preso parte alla riunione di insediamento del Comitato Immigrazione dell’OSCEPA. All’ordine del giorno di questo primo incontro anche l’importante ed urgente questione afghana. Nel corso del suo intervento il senatore ha portato l’attenzione del Comitato anche alla questione del Mediterraneo Centrale, un tema estremamente attuale sul quale è bene agire, perchè il fenomeno degli sbarchi in questi mesi si è ulteriormente acuito.

L’intervento del senatore Augussori:

Gentili colleghi,

la crisi afgana in atto potrebbe rappresentare un nuovo volano di instabilità per la regione mediorientale. Nel 2011, all’alba delle primavere arabe, ci siamo fatti trovare largamente impreparati, e ne paghiamo ancora oggi le conseguenze.  
Abbiamo impiegato circa 10 anni per ritrovare una stabilità, seppur fragile, nell’area nordafricana, e abbiamo ancora in mente le immagini e i numeri della crisi migratoria che ha investito il Mediterraneo, la tratta balcanica e in generale l’intera Europa.   
Questa volta non possiamo permettere di farci superare dal corso della storia, e la sede dell’OSCE, in particolare di questo comitato immigrazione, rappresenta un contesto adatto per la comunità internazionale per cercare una via di dialogo che proponga soluzioni concrete. In questo contesto abbiamo la fondamentale possibilità di poter dialogare con i Paesi di prima accoglienza vicini dell’Afghanistan: vanno discusse le politiche che la comunità internazionale deve mettere in azione per condividere i costi della gestione dei rifugiati, intervenendo con l’istituzione di fondi e meccanismi, in coordinamento con le varie Agenzie internazionali, al fine di impedire che il flusso di persone proveniente dall’Afghanistan possa manifestarsi come un ulteriore fattore di pressione di potenziali richiedenti asilo sulle frontiere esterne europee.La comunità internazionale deve utilizzare tutti gli strumenti ordinari e straordinari per mitigare le conseguenze di tale fenomeno. Sono fondamentali anchelesingole iniziative nazionali: porto a titolo di esempio quanto sta facendo l’Italia,che dopo aver evacuato oltre 5000 civili afgani, in questi giorni sta approvandoil cambio dell’assetto della missione in Afghanistan, destinando i 120 milioni di euro previsti a programmi di cooperazione, in vista dell’attuazione delle future iniziative internazionali ma soprattutto puntandoal miglioramento delle condizioni di accoglienza degli sfollati e dei rifugiati nei Paesi dell’area, anche per tutelarela popolazione afgana dal rischio di sradicamento culturale e per non far venir meno la speranza di rientro nel proprio Paese.

Colleghi europei, mi rivolgo a voi: il 2021 vedrà, secondo le proiezioni, un aumento degli sbarchi dal Mediterraneo verso la frontiera sud del continente, dopo anni che vedevano il dato in diminuzione. Inoltre il dato disaggregato vede un sensibile aumento di ingressi illegali in Italia: 40mila persone che dal primo gennaio sono sbarcate nel nostro paese dalla rotta del Mediterraneo, segnale che la grave crisi economica, accresciuta dalla pandemia, sta avendo effetti sulle partenze dal Nord Africa.

Risulta essenziale, pertanto, predisporre determinate misure per anticipare una nuova crisi migratoria, evitando di ripetere gli errori fatti nel quinquennio successivo alle Primavere Arabe:

  • bisogna innanzitutto assumere tutte le iniziative ritenute utili per promuovere un rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione Europea, per contrastare i flussi migratori irregolari e soprattutto impedire l’ingresso della potenziale criminalità organizzata connessa ai flussi;
  • va sostenuta la creazione, nei Paesi di transito e di partenza, di appositi centri in cui verificare in via preliminare che i migranti abbiano effettivamente i requisiti per il diritto di asilo;
  • promuovere una politica migratoria europea che sia parte integrante dell’azione esterna della stessa Europa, per arrivare a stabili accordi bilaterali con i paesi di transito e di partenza, anche nel recente caso dell’Afghanistan;
  • bisogna infine superare le criticità emerse nell’attuale sistema di accoglienza, assicurando che gli Stati di bandiera delle navi europee che effettuano operazioni di salvataggio in mare collaborino all’individuazione di un porto di sbarco e si assumano la responsabilità dell’accoglienza delle persone soccorse secondo le convenzioni internazionali sul diritto del mare.

Colleghi, in conclusione: agiamo con tempestività e sfruttiamo questa sede per discutere di opzioni concrete. Il costo della gestione della pressione migratoria non può essere più scaricato solo sui paesi del Sud Europa, che già hanno sofferto fortemente a causa della crisi pandemica.

ARTICOLO SITO OSCEPA

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