Elezioni USA, il resoconto del senatore Augussori (Lega) in veste di osservatore OSCE

Roma, 9 novembre: il senatore lodigiano Luigi Augussori ha fatto il punto sulla missione OSCE che lo ha visto, la scorsa settimana, impegnato negli Stati Uniti per il monitoraggio delle elezioni presidenziali.

“Quella negli USA è stata la mia ottava partecipazione ad una missione internazionale di osservazione elettorale OSCE. L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea, composta da tutti gli Stati del nostro continente, dal blocco euroasiatico ex-sovietico e da USA e Canada, ha tra i suoi compiti quello di verificare che le elezioni negli Stati membri avvengano nel rispetto delle leggi delle singole nazioni e degli standard previsti dall’OSCE. L’Assemblea Parlamentare è composta da 323 membri provenienti dall’assemblee elettive nazionali di 57 paesi membri. La delegazione italiana è composta da 13 tra senatori e deputati così ripartiti tra i gruppi: 5 del M5S (tra cui la vicepresidente del Senato Paola Taverna), 3 della Lega (tra cui il capo delegazione Paolo Grimoldi), 2 di Forza Italia, 1 del PD, 1 di Italia Viva e 1 di Fratelli d’Italia.

In occasione delle elezioni che l’OSCE intende monitorare i delegati vengono inviati in osservazione nei seggi a supporto dell’ODIHR, l’organismo interno all’OSCE che sovraintende alle tematiche legate alle istituzioni democratiche ed ai diritti umani.

La missione negli Stati Uniti d’America è stata realizzata in condizioni parecchio difficili a causa sia del COVID sia della concomitante missione di osservazione OSCE in Georgia, nazione caucasica. Ciò ha infatti diviso in due parti diverse del mondo le forze a disposizione dell’organizzazione. Tutto questo, considerata ovviamente la dimensione degli USA e la non accettazione di osservatori esterni da parte di molti dei 50 Stati federali, ha impedito di effettuare un monitoraggio capillare.

“L’osservazione elettorale è regolata dalla legge dello Stato, ma in alcuni Stati è lasciata alla discrezione degli ufficiali elettorali”

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Dopo due giorni di meeting e briefing formativi nella capitale Washington, i 102 osservatori sono stati inviati nei 6 Stati che hanno garantito piena libertà d’azione. Io sono stato inviato nella Città di Saint Louis, storicamente democratica con consensi mediamente attorno all’80%, situata nello Stato del Missouri, realtà solidamente repubblicana. Altri due colleghi, un parlamentare tedesco ed uno danese, sono stati assegnati alla confinante contea di Saint Louis ed alla zona rurale.

Nella giornata precedente al voto ho incontrato gli osservatori a lungo termine dell’ODIHR, presenti in loco da settembre, e la commissione elettorale della città. Durante l’Election day ho invece visitato numerosi seggi elettorali distribuiti nelle varie aree della città, da zone estremamente popolari e socialmente complesse, ai quartieri della middle class sino ai quartieri dell’upper class e della zona universitaria.

In tutti i seggi ho registrato una situazione di calma e tranquillità, con punte di leggero caos solo nelle polling station in cui vi era compresenza di più seggi. In nessun seggio ho assistito a fenomeni intimidatori da parte dei sostenitori repubblicani o presenza di soggetti armati come paventato dai media nazionali ed internazionali.

“L’atmosfera nel giorno delle elezioni era calma e pacifica, senza sostanziali incidenti e disordini registrati”

“Nei tre principali network televisivi il Presidente Trump ha avuto una copertura del 63, 56 e 60 per cento nelle notizie politiche del prime-time molte delle quali critiche; l’ex vice presidente Biden ha avuto una copertura del 20, 25 e 22 per cento principalmente di tono neutrale”

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Molto attiva invece la presenza dei sostenitori democratici al di fuori dei seggi, pienamente rispettosi della distanza dei 25 piedi dall’ingresso, nella consegna di fogli con i “suggerimenti di voto”. Gli elettori nella cabina elettorale, che è a vista, trascrivono poi queste indicazioni sull’unica grande scheda elettorale che prevede circa quaranta diverse votazioni: dal presidente federale, alle cariche statali, agli incarichi giudiziari sino ai ruoli delle singole contee. Questo comportamento non solo è tollerato ma totalmente lecito, così come non è raro assistere ad elettori che in cabina ricevono o chiedono istruzioni per telefono. La scheda cartacea viene contabilizzata immediatamente da un apparato scanner. Alternativamente a ciò è facoltà dell’elettore scegliere il voto elettronico. Personalmente ho registrato malfunzionamenti di entrambe le tipologie di strumentazione.

Altro genere di problemi è stato quello relativo alla mancata o inesatta registrazione dell’elettore ed in alcuni casi viene concesso di votare una scheda provvisoria in attesa della verifica della titolarità al voto. Perché avviene questo? È da tenere presente che negli Stati Uniti non esiste un registro federale degli aventi diritto al voto; quindi non è esclusa la possibilità di registrazione di un singolo elettore in più Stati, cosa che può avvenire anche al momento stesso del voto.

“La registrazione dei votanti è attiva, condotta molto spesso a livello di contea, con minime condizioni dettate dalla legge federale”

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L’identificazione degli elettori resta una problematica irrisolta: in soli 18 Stati è richiesto documento d’identità con fotografia, in altri 16 Stati è possibile esibire documento senza fotografia purché riporti nome ed indirizzo (es. bolletta della luce). Nei restanti 17 Stati si usano altri metodi compresa l’autodichiarazione.

Il tema più controverso è però quello del early vote e del voto postale, situazioni che sono state monitorate dagli osservatori long term dell’OSCE. In Missouri non è previsto l’early vote strettamente detto, ossia la possibilità di votare in un seggio nei giorni precedenti all’E-day. È ammessa la richiesta del voto postale che deve però essere certificato da un notary (l’equivalente della nostra autenticazione). In alternativa può essere effettuato in anticipo l’absentee voting, per posta o in presenza nella sede della commissione elettorale, da parte di chi per motivi di viaggio, giudiziari, di lavoro, religiosi (con notary) o per motivi di salute legati al COVID (senza notary) non potesse votare in presenza.

“Tutti gli Stati consentono il voto postale, molti dei quali sotto richiesta, con 39 Stati che non richiedono di che sia motivata”

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Nel giorno prima del voto la città di Saint Louis ha valutato in 40.000 (sui circa 204.000 elettori totali) il numero totale di queste richieste. Nel Missouri i voti postali per essere considerati validi devono inoltre pervenire entro l’orario di chiusura dei seggi, cosa che non avviene in altri Stati dove invece è concesso di ricevere le schede via posta anche nei giorni successivi. Risultano disperse dal sistema postale circa 300.000 schede votate, registrate in ingresso ma mai recapitate a destinazione.

Al momento i voti sinora scrutinati, in attesa di essere completati e fatti salvi gli annunciati ricorsi, porterebbero al risultato di 306 grandi elettori per Biden e di 232 grandi elettori per Trump, quindi anche la possibilità che alcuni di essi modifichino il loro voto nel giorno dell’elezione, come già avvenuto in passato, non avrebbe alcun impatto.

Nel Senato, in cui la carica dura sei anni e in cui ogni due anni viene rinnovato un terzo dei 100 seggi, la situazione attuale sarebbe di 48 seggi per parte, con ancora da assegnare due seggi in cui sono in vantaggio i candidati repubblicani e i due seggi della Georgia che probabilmente andranno al ballottaggio (uno dei due sicuramente). Nessuno dei due seggi del Missouri era chiamato al rinnovo in questa occasione

Nella Camera dei rappresentanti, totalmente rinnovata ogni due anni, i Democratici dovrebbero mantenere la maggioranza seppur con riduzione del margine di vantaggio nei seggi. Nel collegio di Saint Louis è risultata eletta la democratica Cori Bush.

Nella tornata elettorale si votava anche per il rinnovo di 11 governatori e i Repubblicani hanno strappato ai Democratici quello del Montana. Per il ruolo del Governatore dello Stato del Missouri è stato ampiamente confermato l’uscente repubblicano Mike Parson.

L’elezione del Presidente è un procedimento lungo che si concluderà solo il 14 dicembre con il voto del Collegio del Grandi Elettori. Solo allora si conoscerà il nome del 46° PotUS. Ora c’è un ampio lasso di tempo nel quale può essere data risposta alle contestazioni ed ai legittimi ricorsi, come avvenuto più volte in passato, presentati dal candidato che al momento appare perdente. Non sono certo le proiezioni fatte dalla CNN (l’equivalente nella nostrana RAI3) a determinare l’ufficialità del risultato, ma i riscontri finali dei 51 organismi statali deputati a questo, ossia il ruolo che in Italia è svolto dal Ministero degli Interni.

“Mantenendo una lunga tradizione, vari media hanno “called” i risultati delle elezioni presidenziali usando metodi statistici e in molti casi prima che tutti i risultati ufficiosi siano stati forniti dagli ufficiali elettorali”

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Durante la missione ho avuto, preceduti da un colloquio solo virtuale (causa covid) con il console onorario di stanza a STL, un incontro sia con l’associazione degli italiani residenti a Saint Louis, molto attiva in ambito culturale, sia con la comunità italo-americana insediata nel quartiere “The Hill”, località in cui è presente un’attività commerciale, fondata da un cittadino di Borghetto Lodigiano, alla quale ho consegnato un attestato di riconoscenza affidatomi dal Sindaco Giovanna Gargioni. Ho effettuato le due brevi visite, che sono state molto gradite, con piacere e non solo quale cosa doverosa, rispettosa nonché attesa”.

I virgolettati riportati nella relazione del senatore Augussori sono alcuni passaggi estratti dal rapporto preliminare OSCE, al quale seguirà il rapporto definitivo una volta concluso il processo elettorale .

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